MARIO BARATTI

NEUROLOGIA

Non si fa il medico, si è medico. Eri solito ripeterlo e in queste poche parole sintetizzavi la tua vita professionale. Mi piace pensarti però come Mario.  Chi ha avuto il privilegio di conoscerti oltre la tua professione, può aggiungere al tuo profilo la simpatia, la curiosità, la leggerezza, la spontaneità, la capacità di cogliere le sfumature ma anche di normalizzare apparenti insormontabili conflitti.

Quanti anni trascorsi a fianco, ognuno immerso nei ritmi quotidiani con poche possibilità di alimentare rapporti interpersonali, eppure, come abbiamo avuto modo recentemente di ricordare, l’empatia non ha bisogno di molto supporto, uno sguardo, un consenso, una garbata contestazione, una condivisione sincera e ci si ritrova dopo anni nella confidenza di parlare di dolore, di vita, di morte, di affetti.

Non sono ancora ricordi, la memoria, tu mi insegni, ha dei tempi per trasformare un fatto in un ricordo, e tutto è troppo recente e vicino per avere la dimensione del ricordo.

Mi piace soffermarmi su questi tempi che ancora una volta ci portano al processo della memoria e perciò anche alla neurologia. Ti compiacevi della tua scelta ritenendo la neurologia la disciplina più bella e misteriosa della medicina e dicevi che siamo stati fortunati a sceglierla come professione. Eri entusiasta di questo e di quanto ti ha dato la neurologia, certo molto di più di quanto ci aspettavamo da giovani specializzandi, prima in Neurologia e poi in Neurofisiologia.  Non avevi dubbi su quanto ancora ci restava da imparare e quale strumento di lettura la neurologia può essere, consapevole e rispettoso del mistero ultimo.

E’ altrettanto profondo e piacevole sentirti immerso nell’affetto orgogliosamente appagato quando parli dei tuoi famigliari, della tua Boretto, quando descrivi la Liguria che tanto ami, il tuo viaggio recente in Terra Santa, ma ancora la simpatica battuta condivisa nel bar sotto casa.

Vorrei trovare un termine, che non so, per descrivere una condizione a metà tra un evento accaduto ed un evento percepito, per dirti che tu non sei più qui ma tutto è ancora animato dalla tua presenza. I tuoi colleghi, i tuoi Pazienti, i tuoi amici ti ricordano e ti cercano. Il tempo sedimenterà ma ci sarà memoria e occasione per ricordarti, oggi mi piace pensarti in buona compagnia con i nostri Colleghi che prima di te ci hanno lasciato e ringrazio di cuore Tutti per il percorso di vita professionale condiviso.

Luisa Motti collega del dr. Baratti Mario negli anni 1985-1999 in Neurologia presso l’Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, più recente, sino alla malattia, presso l’ambulatorio di Neuroscienze ANEMOS di Reggio Emilia e l’ambulatorio Città di Carpi, Fossoli, Carpi-Modena.